domenica 31 maggio 2026

La musica oscura di Garlasco

La musica oscura che piaceva ai ragazzi di Garlasco


La musica ha un ruolo fondamentale nelle vicende del delitto di Garlasco. È quella ascoltata dagli allora adolescenti coinvolti nelle indagini e dai loro amici, ma è anche quella suonata da alcuni loro.
In questo articolo approfondirò le band e gli artisti che ascoltavano, evidenziando come ci sia un filo comune che testimonia un interesse verso l'Occultismo, ma, volendo spingersi oltre, farò vedere come la passione "nera" per la vecchia cult band dei Nerorgasmo possa nascondere legami con estetiche sataniste (da cui i Nerorgasmo sembravano essere alieni).




Vedremo come, a Garlasco, la passione per certa musica sia combinata con un'ideologia suprematista, razzista e violenta. 
Per buon gusto ho sempre evitato di divulgare le immagini e i meme che si trovano sui profili dei tanti ragazzi amici di Andrea Sempio, Michele Bertani e Sasha Pinna, ma vi assicuro che è tutto un fiorire di meme razzisti, violenti, osceni, oltre a fissazioni vere e proprie per Marylin Manson, Arancia Meccanica, fascismi e nazismi, in cui spuntano anche foto di armi, come mitra e pistole. Si dirà che, dopotutto, "son ragazzi", però quello che si scambiano e divulgano sui loro profili pubblici denota una vicinanza e un'abitudine verso questo pensiero.



Avevo già accennato in un articolo precedente, "Il culto dell'occulto e della violenza nei ragazzi di Garlasco", ai loro gusti musicali,  ma qui voglio approfondirli, cercando di capire come possano contribuire a creare un ambiente favorevole alla adesione ad un Occultismo d'azione, ribelle e violento, in cui sfogare le proprie frustrazioni e trovare una nuova identità, più forte e rispettata da tutti. Il satanismo è solo una porta di ingresso, in genere aperta proprio ascoltando band dai messaggi e dall'estetica controversi, come gli Slayer o Burzum, per citare i più famosi.
Con le informazioni che stanno emergendo sul profilo psicologico e sul passato di Andrea Sempio, il quale nei suoi scritti afferma che alle superiori era "dark" e "satanista", certi ascolti sembrano confermare una tendenza verso contenuti oscuri e che ci fosse una sorta di culto per alcuni artisti di cui andremo a parlare.

Cercherò di contestualizzare e di spiegare i vari generi e sottogeneri musicali ascoltati da questi ragazzi.
Nell'articolo non prenderò in considerazione la musica Urban, l'Hip Hop (come i Club Dogo), i primi semi di Trap (come Noyz Narkos) che soprattutto i ragazzi che frequentavano il ritrovo dei Palazzetti ascoltava, imitandone le pose viste nei video musicali, perché è sono mondi musicali che facevano parte dell'immaginario tipico di molte zone periferiche di Milano.



Lomellina metallara

I ragazzi di cui si parla studiano, con più o meno successo, negli istituti professionali, tecnici e agrari della Lomellina. I liceali, come Chiara, Alberto, Stefania, Marco Pan., hanno interessi musicali comuni. L'unico altro liceale che fa da ponte al gruppo di adolescenti è Alessandro Biasibetti che frequenta il liceo di Vigevano, dove probabilmente ha conosciuto Angela Taccia, che diventerà la sua ragazza.
La Taccia afferma che non amavano la musica da discoteca de Le Rotonde, piuttosto il rock e il punk di altri locali, come il Pepe Club o il Punto Zero, dove potevano "pogare", invece che ballare. Fin qui niente di strano, anzi si apprezza la voglia di differenziarsi del gruppo dei più giovani.

Gli spazi abbandonati del Pepe Club


Continuiamo a contestualizzare.
In tutta la zona, fino a Pavia, è un gran fiorire di gruppi musicali che suonano musica metal (nella sua accezione più ampia) e hardcore. Forse non si parla di veri e propri metallari, perché siamo già negli anni duemila e le sfumature delle sottoculture giovanili iniziano ad ibridarsi e a cambiare rispetto ai canoni rigidi degli anni ottanta. Anche il modo di vestirsi non basta più da solo a farsi riconoscere.
Già negli anni Ottanta, a Pavia si crea un grande interesse per il Metal. Sentiamo cosa dice in un'intervista Paolo Scuri, organizzatore di un festival per metallari in quel di Cava Manara nel 1984: "Pavia era una specie di ritrovo per chi voleva ritrovarsi tra gente che condivideva la passione per l’Heavy Metal, tanto che qualche metallaro la chiamava, scherzosamente, “piccola Los Angeles”"
Fonte Truemetal.it




A questo punto è importante fare un parallelismo con il gruppo delle Bestie di Satana, che agivano tra Milano e Busto Arsizio, dunque molto vicini ai nostri. Il gruppo delle Bestie si forma negli anni novanta; questi ragazzi, quando si spostano dal Varesotto a Milano e vanno nei luoghi giusti, si sentono finalmente compresi e riconosciuti dalla comunità "metallara". Il loro vestirsi tutti di nero, indossando simbologie oscure viene accettato e, anzi, fa fare loro amicizie (e conquiste femminili!), cosa quasi impossibile nei loro luoghi di origine, dove erano visti come degli strambi capelloni.
Sono loro stessi a definirsi "metallari" (siamo ancora negli anni Novanta) e a parlare della musica come aggregante; infatti, alcuni di loro sono musicisti che suonano in band metal locali.

Le bestie di Satana


Frequentano il Midnight's Pub, locale metallaro e goth di Milano, si ritrovano al parco dell'Idroscalo o alla fiera di Sinigaglia e d'estate vanno a Loano, dove frequentano la discoteca Domina. Dobbiamo considerare che la tradizione dei "metallari" a Milano arriva già dagli anni Ottanta, quando alcuni ragazzi sposano questa sottocultura alternativa, associandola alla violenza contro altre sottoculture che odiano: i perbenisti, i moralisti e altri gruppi metropolitani come i Mods o i Paninari. Si ritenevano diversi dai passivi Dark (oggi Emo) e dai troppo politicizzati Punk.
Nelle interviste televisive e nei resoconti dell'epoca si trova conferma a questi fatti.

Questa sottocultura Metal, a cui aderivano le Bestie di Satana è troppo vicina nel tempo e nello spazio ai fatti di Garlasco per non pensare che possa aver influenzato dei ragazzi di provincia. Non è difficile immaginare come per dei ragazzini metallari, dark e sedicenti satanisti di un piccolo centro, andare a Milano nei luoghi di culto di questa sottocultura potesse essere un'avventura da provare.
Le sottoculture sono prima di tutto un fatto estetico: vestirsi in un certo modo, mostrare certi simboli permette di riconoscersi tra simili e di associarsi alla propria tribù, dove la diversità viene accolta e ci si sente compresi. 
L'estetica viene prima delle credenze e della cultura vera e propria; la maggior parte dei ragazzi non approfondirà mai tutti gli elementi della sottocultura, sposandola in modo superficiale solo per l'estetica e per il simbolismo sociale, soprattutto per l'atteggiamento ribelle verso la società degli adulti. 

Le culture giovanili vivono da sempre in un sottobosco nascosto e incomprensibile per gli adulti. A Garlasco sembrano essere due i generi che fanno maggiormente presa sui ragazzi nati a fine anni ottanta: il Death Metal e l'Hardcore.
Vorrei definire brevemente questi sottogeneri musicali per chi non li conoscesse.

Black e Death Metal 

Il Death Metal è una variante del genere chiamato Heavy Metal, sviluppatosi negli anni settanta. Nasce negli Stati Uniti alla fine degli anni ottanta, è caratterizzato da sonorità molto pesanti e veloci, chitarre distorte, batterie potenti con l'uso della doppia cassa, e i cantanti usano la caratteristica voce gutturale nota come growl o scream. Le tematiche liriche si concentrano spesso su morte, violenza, horror e argomenti oscuri, con un'estetica aggressiva e un'atmosfera live intensa e catartica.



Da quel genere se ne svilupperà un altro, ben più oscuro e di matrice europea, in particolare scandinava: il Black Metal. È un sottogenere che accentua le caratteristiche musicali del Death, usando cantati ancora più urlati e impattanti, trattando argomenti dichiaratamente satanisti, nazisti, violenti, anticristiani e pagani.



L'impatto di questo genere musicale nel Nord Europa è stato notevole, dando vita ad episodi criminali diffusi come nel caso dell'Inner Circle o della strage di Utoya, il cui autore, Anders Breivik, si dichiarava amico e fan del progetto Burzum, uno dei progetti musicali più deliranti e più criticati degli ultimi trent'anni. 
Nel 2013 Varg Vikernes, leader e ideologo del progetto Burzum, dopo aver scontato in galera 18 anni per omicidio, venne arrestato in Francia, e poi subito rilasciato, perché si temeva stesse preparando una strage terroristica, dopo aver acquistato quattro fucili.
Forse vale la pena anche soffermarsi sul fenomeno Inner Circle e spiegarlo, perché sembra far presa su alcuni dei ragazzi di Garlasco, che lo mitizzano con il tatuaggio della Burning Church o riprendendo simboli e scritte in runico.



Negli anni Novanta, Norvegia e Svezia furono sconvolte dal caos generato da quella che si è pensata essere una organizzazione criminale di matrice anti-cristiana che si macchiò di numerosi crimini ai danni di luoghi di culto (come l'incendio di varie chiese, che in Scandinavia sono in legno), intimidazioni nei confronti di altri gruppi musicali e alcuni omicidi.
Ovviamente Varg Vikernes/Burzum, la voce più ascoltata del Black Metal, ci tenne a dire che era tutta un'invenzione giornalistica, un gioco creato da un altro musicista, Euronymous, fondatore a sua volta della band Mayhem.
Euronymous aveva un negozio di dischi dove si ritrovavano molti appassionati e musicisti Black Metal; grazie alle sue doti oratorie e alle sue parole visionarie, era venerato come nuovo messia delle forze del male. Divulgava un Satanismo che, oltre alla teoria e alla magia, concerneva l'azione, in una sorta di terrorismo vendicativo e crudele, con una forte base religiosa e fondamentalista.
Nel suo delirio funesto, affermava di compiere azioni anti-cristiane per riportare i cristiani alla vera essenza del loro credo religioso. Una sorta di shock apocalittico per risvegliare la vera natura di Cristo. È chiaro che una visione del genere non abbia portato a niente di buono...

I Mayhem

Infatti, con il susseguirsi di atti vandalici e violenti, fu accusato di essere a capo di un gruppo terrorista satanista.
Riporto quello che Euronymous disse nel corso di un'intervista del 1993 concessa a una radio svedese, a proposito dei recenti roghi delle chiese in Norvegia, dove spiega meglio la sua visione delirante:

«Loro [i Cristiani] devono sentire che c'è una forza oscura, un potere malvagio con il quale devono fare i conti, che... li faccia diventare molto più estremi. Noi crediamo inoltre che quando brucia una chiesa non sono solo i fedeli a soffrirne, ma anche la gente in generale. Immagina una meravigliosa chiesa antica in legno... cosa succede quando brucia? I cristiani si disperano, la casa di Dio va in fiamme, e le persone comuni soffrono perché qualcosa di bello è andato distrutto. Così diffondiamo dolore e disperazione, che è sempre una buona cosa.»

Risparmiando altri particolari e fatti accaduti (che potete approfondire con una semplice ricerca Google), il fatale cerchio nero si chiuse nel 1993, quando Varg Vikernes/Burzum uccise con 23 coltellate Euronymous.

Il Black Metal dei primi anni duemila è ancora intriso di queste storie ormai mitizzate, di questa ribellione anticristiana, di questo anelito di vendetta. Più si entra nel dettaglio, più si trovano dettagli scabrosi, allucinanti, turpi in una sorta di delirio psicotico da ribellione che può portare solo all'autodistruzione. 
I ragazzi che seguono e ascoltano questi gruppi lo fanno soprattutto per le ideologie e le storie che stanno attorno alla musica, più che per la musica stessa. È un'evoluzione in nero, una discesa nell'oscurità, rispetto ai metallari di vent'anni prima. Quindi l'adesione non è più solo estetica, ma ci si informa sul pensiero di questi musicisti e sui fatti criminali che hanno commesso, cercando il materiale sul web. E da lì, qualcuno può essersi spostato verso territori pià occulti, sempre cercando in rete.

Le band più amate dai ragazzi di Garlasco sono: Cannibal Corpse, Burzum, Cradel Of Filth, Mayhem, Emperor, Abbath, Manowar, solo per citarne alcuni. 
Ovviamente anche artisti e gruppi più famosi come gli Slayer, i Korn o Marilyn Manson (gli ultimi arrivati negli anni Novanta a ibridare e rinnovare il genere, portandolo verso l'elettronica e una sorta di pop deviato).

Copertina di un album dei Cannibal Corpse


È importante dire che tutti questi artisti citati divulgano un immaginario nazi-satanista, violento, ferale. Molti dicono di non credere in quello che dicono, ma non è così importante, dato che le idee che divulgano hanno comunque un impatto sugli ascoltatori. Il fatto che l'artista non aderisca a quelle idee lo salva da ogni eventuale responsabilità, ed è giusto che sia così, ma la divulgazione di certi temi non può non avere obiettivi sociali e pedagogici ben conosciuti da chi li divulga.

Possiamo dire che sia tutto cazzeggio e che parlare di violenza, esaltarla, sia catartico per persone che l'hanno vissuta e subita, quasi terapeutica. Ed in parte è proprio così. Del resto, come studiato in antropologia, è questa la funzione dei racconti orrorifici o dei riti iniziatici basati sullo spavento e sulla violenza: esperirla per non temerla più e diventare più forti.



Però è anche vero che l'esibizione di certi simboli, l'insistenza su certi temi non può essere casuale. La maggior parte di questi gruppi non riesce ad usare un linguaggio poetico e altamente simbolico, ma declama versi come slogan, fa narrazioni in prima persona in cui potersi identificare che fanno pensare a dichiarazioni d'intenti, piuttosto che a testi poetici e simbolici.
Tanto per fare un paragone, l'occultismo è da sempre presente nella musica rock: ad esempio, molti testi di David Bowie derivano da sue conoscenze esoteriche, tra le quali quelle della dottrina di Aleister Crowley, ma, quand'anche trasmettano un messaggio, richiedono sforzo e studio da parte dell'ascoltatore, perché trasfigurate da un uso poetico delle liriche, da frasi evocative o simboliche, in cui i livelli di lettura sono molteplici. 
Questo tipo di scrittura, così colta, non la si trova nelle band death e black metal sopracitate, se non nei Tool, in cui i testi sono più eruditi e complessi (ne parleremo tra poco).




Prima, voglio riportare parte di un'intervista a Brian Welch, chitarrista dei Korn, altro gruppo tra i più famosi di questo genere, che nel 2018 annunciò di essersi convertito al Cristianesimo, per capire meglio, da dentro, alcuni meccanismi.
Vediamo alcuni passaggi riportati dal quotidiano L'Avvenire

L’heavy metal è talvolta accusato, per durezza dei testi e aggressività del suono, di essere una musica demoniaca. Lei cosa ne pensa?
«Non so se ho incontrato il diavolo, probabilmente era un demone, ma era veramente reale. La musica rock’n roll è lontana dall’essere demoniaca. Piuttosto ogni fan del rock è un essere umano spezzato proprio come lo siamo tutti, quindi noi dobbiamo smetterla di emettere giudizi e invece guardare a quelle persone con compassione».

«Ero in preda a droghe e alcol, ho visto la luce solo grazie all’esperienza di Gesù e all’amore di mia figlia.
Il rock satanico? Una bufala
».

Quindi Welch conferma che gran parte del Death e Black Metal usa certi temi per posa e per combattere il dolore di vivere, combinato all'uso di droghe. Però faccio notare che, quando una persona si converte e diventa messianica, un'evangelista di una nuova religione, significa che il suo tipo di personalità è incline a credere ciecamente e ad essere studioso ed evangelizzatore (difficilmente lo si diventa improvvisamente); il che mi fa pensare che, quando era sull'altra sponda, divulgava i temi cari ai Korn con la stessa convinzione e lo stesso fervore.
Il fatto importante non è che esista il diavolo o che i riti satanici funzionino, ma che le persone ci credano e agiscano guidate da questi insegnamenti.




Tutte queste band Black Metal mostrano simboli come svastiche, bafometti, pentacoli ed altri simboli occulti, centrifugati e ricombinati, a volte in modo superficiale, sia per scioccare i benpensanti, sia per dichiarare la propria adesione ad una ideologia che considera la violenza del mondo necessaria e inevitabile.
Per quanto la violenza di questa musica agisca in modo catartico sull'ascoltatore, come dimostrato anche scientificamente, è innegabile che per alcuni soggetti può essere una spinta e una giustificazione per azioni violente, specie quando in giovane età, come lo erano i nostri ragazzi di Garlasco.



In Lomellina, il Black Metal fa da colonna sonora a vari eventi come un biker's fest molto frequentato (tra gli organizzatori troviamo un ex compagno di classe e tuttora amico di Andrea Sempio, uno di quelli che lo ha difeso a spada tratta pubblicamente), feste neo pagane e ritrovi celtici, come quelli organizzati da Feudalesimo e Libertà.

scene dal Biker's Fest

Questo intreccio locale di black metal, neopaganesimo, arcaismo celtico e tradizioni ha perfino creato un sottogenere interessante, piuttosto colto sia nei testi che nella musica, che intreccia occultismo, folclore locale e storia, ed è ben rappresentato dai Ticinum, band metal di culto del pavese. Tra l'altro, due dei suoi componenti possono essere considerati dei maestri di occultismo, dedicandosi sia allo studio che alla pratica e alla divulgazione di queste materie.


La band Ticinum



Un esempio di come la sottocultura Black Metal sia sposato da questi ragazzi anche in età adulta è quello di Roberto G., l'altro amico di scuola di Andrea Sempio che si spese in tv per difendere l'estraneità dell'amico.
Nel suo nome su Facebook ha sostituito le O con le Ø scandinave per mostrare la sua appartenenza a questa sottocultura. Il suo credo ben lo esplica in un commento su Facebook che ancora si può leggere. 



E lo mostra anche dal tatuaggio che ha sul braccio: "Better reign in hell, than serve in heaven", tratto dal Paradise's Lost di John Milton o, più semplicemente, dal famoso film "L'avvocato del diavolo" con Al Pacino.





giovedì 7 maggio 2026

Le coincidenze infinite: semplificare ciò che semplice non è

La vicenda del delitto di Garlasco, a guardarla più da vicino, dentro le pieghe del suo tessuto stropicciato, adagiato da venti anni sui pavimenti delle nostre memorie, sembra nascondere mille segreti.
È come un prisma che improvvisamente, a seconda della luce, rifrange nuovi colori.

Ogni tanto la mia mente germinativa, improvvisamente, di solito quando sto facendo altro che non lavorare o studiare (o scrivere), mi propone dei collegamenti, d'improvviso, intuizioni che poi mi sembrano deduzioni luminose.
Così devo interrompere ciò che stavo facendo e mettermi alla ricerca di quelle verità che forse ho scovato in una delle tante pieghe del tessuto.

Un tessuto spiegazzato rappresenta un sistema COMPLICATO, ovvero, secondo la sua etimologia latina, CUM PLICO, "con pieghe". Lo puoi stendere e stirare e le pieghe non ci sono più. Così facendo, diventa "senza pieghe", SINE PLICO, che con una crasi diventa SIMPLEX. Semplice.




L'altro giorno un articolo di Mow Magazine sul delitto aveva un incipit originale, sull'origine etimologica del cognome Sempio. Deriva dal latino Simplex, voleva dire "persona semplice" quando un tempo si dovettero inventare i cognomi e, in alcuni casi, attribuirli secondo le caratteristiche personologiche (diciamo così) degli individui, nonché dei loro mestieri.

I Sempio hanno questo cognome che significa Semplice. Non sono molti in Italia, circa 200 famiglie, localizzate per lo più tra Emilia Romagna e Lombardia. È facile, essendo così pochi e localizzati in zone precise, che si conoscano altri con lo stesso cognome, anche se non si è strettamente parenti.

Sempio è uguale a Semplice.
Che strana equazione a pensarci adesso...
Chissà se Andrea l'ha mai detta questa cosa, perché a volte, svelare l'origine del proprio cognome, è un modo per costruire una certa narrazione di sè. E sappiamo che a lui piaceva raccontarsi in modo anche iperbolico (e parabolico).

Bene, questa mattina, rivedendo su un post quella equazione tra il cognome e la semplicità, mi sono venute in mente due strane dichiarazioni, rilasciate negli anni da Stefania Cappa e da Alberto Stasi sulla povera Chiara Poggi. La cugina e il fidanzato la descrivono con la stessa, identica, parola, a distanza di anni.

Nel 2007, in una intervista rilasciata in strada a Garlasco, la sorella accanto a lei con un mazzo di fiori in mano a favore di telecamera, sorriso radioso per l'attenzione ricevuta, Stefania descrive Chiara come una ragazza "solare, simpatica, SEMPLICISSIMA" che si è laureata e così via.
Ti viene da pensare che volesse dire che non aveva grilli per la testa, che fosse una ragazza dimessa, tranquilla, posata.
Lo dice in un modo un po' meccanico, non ci pensa molto, come se si fosse preparata quelle frasi nella sua testa, ripetute più e più volte, prima di mettersi in posa per l'intervista che, ovviamente, sappiamo essere preparata, tanto che il padre, deciderà di mettere un freno all'incontinente desiderio delle figlie di farsi intervistare e di voler raccontare Chiara per come la vedevano loro.

La descrizione che danno della cugina è una sorta di santino di cui, a tutt'oggi, non comprendiamo la funzione o l'obiettivo.
Mantenere una certa onorabilità? 



Nel 2022 le Iene ottengono una intervista esclusiva con Alberto Stasi, nel carcere di Bollate dove è detenuto. Sono passati 15 penosi anni dai fatti e Alberto ribadisce la sua innocenza. È ovviamente nervoso, come può esserlo qualsiasi persona timida davanti alle telecamere, soprattutto quando le vengono fatte domande scomode o a bruciapelo. Trapela molto nervosismo dal suo linguaggio corporeo, non fosse altro per la paura di dire qualcosa che possa essere frainteso. Ammetto di aver guardato questo perché incuriosito dalla analisi del linguaggio non-verbale fatta da Gianluca Spina un annetto fa (il link, come quello alle due interviste, è alla fine dell'articolo).



Ad un certo punto, gli viene chiesto cosa pensasse di Chiara e lui la descrive in un modo singolare, con un allontanamento del corpo e un'espressione che, secondo lo Spina, denoterebbe un chiaro disprezzo. Non sono un esperto e non commento questa sua interpretazione, ma confermo che ha un linguaggio del corpo insolito che chiunque nota.
Mi aspettavo si commuovesse, dicesse che l'amava tanto, o che so io, anche senza essere platealmente drammatico, che muovesse gli occhi cercando un ricordo visivo o una sensazione del loro stare insieme (perché io lo avrei fatto). Comunque, non voglio giudicare, ognuno è fatto a modo suo, ma in ogni caso, la cosa è singolare e si nota.
Ma quali parole usa per descriverla, al di là del tono di voce?
"Chiara era una persona semplice, SEMPLICISSIMA".



Di nuovo quell'aggettivo superlativo...
Eppure a me, "persona semplice" sembra già abbastanza per descriverla, anche perché nessuno usa il superlativo per dimostrare la semplicità di una persona. In genere, lo si usa per dire, ad esempio, che una cosa è facile da fare o da capire: è semplicissima!
Ma non si usa per descrivere le persone.
Forse è parte di un linguaggio giovanile?
Se fossimo in questi anni e si fosse intervistata una millennial, magari avrebbe usato la frase: "era una persona iper-semplice".
Però l'interrogativo resta.
Perché accentuare questa sua caratteristica che, chiaramente, sembra essere negativa?
Sembra, infatti, volerci dire che era troppo semplice per capire qualcosa di troppo complesso per lei.

Comunque, preso dalla curiosità, ho fatto una veloce ricerca su Google per vedere, fino al 2007, quanto fosse utilizzata l'accezione "ragazza semplicissima".
Solo 4 occorrenze. Sale di poco il suo uso fino al 2014, quando i dati ci restituiscono 3 pagine, quindi una 30ina di occorrenze. Continua a crescere fino al 2021 e poi ci sarà una vera e propria esplosione, utilizzata in contesti social, di bellezza e lifestyle, in linea con una concezione di "bellezza naturale", in cui essere definita "ragazza semplicissima" diviene un valore perché significa non rifatta, non troppo truccata, non artefatta, non esagerata e così via.



La mia intuizione si chiude con una deduzione che è pura speculazione.
Mi sembra di sentire nella testa la sinapsi che, allungandosi e stiracchiandosi, si forma, creando quel filo di senso che connette due neuroni che galleggiavano, fino a quel momento, nel liquido cellulare del mio cervello, ignorandosi.



"Semplice sta per Sempio".
Questo dice la mia mente traducendo la nuova sinapsi creatasi.
Sempio è il Semplice.
Ma quindi? Cosa stanno dicendo? È un messaggio in codice?
E a chi lo mandano? Sanno che è stato lui? O cos'altro?
Mentre la sinapsi si rinforza, io cedo all'idea che il delitto di Garlasco stia diventando la trama (e l'ordito) di un tessuto narrativo sempre più ricco e prezioso che, forse, niente ha a che vedere con la realtà.
Oppure, che la realtà è un barocco tessuto damascato ben difficile da ricostruire.
Un tessuto troppo COMPLESSO, che non si può stirare, altrimenti lo distruggeremmo.



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Intervista rilasciata da Stefania Cappa nel 2007
https://www.youtube.com/watch?v=tnuKDmEHGgE



Intervista di Alberto Stasi a Le Iene del 2022
https://www.iene.mediaset.it/video/delitto-di-garlasco-alberto-stasi_1158721.shtml

Analisi dell'intervista ad Alberto Stasi di Gianluca Spina del 2025
https://www.youtube.com/watch?v=e-WmxDNfD6I