martedì 17 marzo 2026

Un contesto torbido: p°rn°dipendenza

Il delitto di Garlasco è un grande intreccio in cui si legano tra loro vari aspetti: ogni indagato, sospettato, interrogato nasconde qualche interesse e qualche segreto che preferisce non far sapere agli altri.

E di conseguenza si crea una rete di protezione da parte dei parenti e dei conoscenti, perché tutti paiono ricattabili e nessuno vuole che si riveli il loro segreto, dal più stupido (il tradimento, amoroso o amicale) ai più gravi (omicidi, minacce, spaccio e altri reati).

Vediamo quali sono gli aspetti intorno ai quali gira tutta la vicenda. Sono più o meno quelli stessi che Chiara Poggi aveva velocemente indagato nelle settimane precedenti all'omicidio e che, evidentemente, la preoccupavano, anche se un paio di questi aspetti per lei erano accettabili.






Consumo di p°rn°grafia

Sui PC di Alberto Stasi vengono ritrovati foto e video p°rn°grafici, catalogati in cartelle, dimostrando un interesse specifico, e non casuale, per l'argomento; eppure, nel PC di casa Poggi, quello che veniva usato dalla famiglia per navigare sul web e che era in camera di Chiara, i periti affermeranno che ce n'erano in quantità 4 volte superiore, mostrando un interesse smodato per l'argomento.
Stasi, durante la vacanza a Londra, precedente di poco all'omicidio, fotografa di nascosto parti femminile (piedi e zona pubica), mostrando un interesse feticista.

Sul PC di Chiara Poggi, utilizzato dal fratello Marco e dall'amico Andrea Sempio, vengono ritrovate migliaia di occorrenze di ricerca p°rn°grafica, anche di minori, anzi di bambini!, e altre riguardanti Garlasco. Anche qui è evidente una curiosità smodata e morbosa, superiore a quella tipica dei ragazzi di quell'età.
È bene infatti non normalizzare questi comportamenti, magari per giustificare i propri!, e leggerli nel modo corretto.
Nel 2011, i dati italiani parlavano di pornografia online fruita dal 7% dei ragazzini dai 9 ai 16 anni, ovviamente con percentuali più alte per le fasce di età appena superiori.








Solo negli ultimi anni si arriva ad una fruizione online che raggiunge, secondo i dati, oltre il 44% nella fascia di età adolescenziale.

Questo significa che, al tempo, la fruizione di quei contenuti non era così "normale", come molti tendono a ripetere, e che non si sbandierava ai quattro venti di esserne fruitore, soprattutto in un paesino in cui tutti si dicono credenti e che si mostra un po' bigotto e reazionario. Un paese in cui i "vizi" sono da tenere nascosti per evitare marchi d'infamia o stigma sociale (quanta ipocrisia!).
Da quel che si sa, Chiara Poggi aveva proprio discusso con la madre del fatto che qualcuno usava il suo PC per fare certe ricerche e questo la infastidiva, tanto che la Rita Preda racconta che la figlia "stigmatizzava" quei fatti..
Consideriamo che Chiara non aveva problemi a farsi fotografare o riprendere dal fidanzato, all'interno dell'intimità del loro rapporto; non possiamo certo sapere quanto davvero le piacesse o quanto lo facesse solo per assecondarlo, ma non si faceva scandalizzare facilmente.
In effetti, i contenuti del PC di casa Poggi sembrano essere espliciti e piuttosto "deviati".


La strana richiesta di Marco

Il fratello Marco farà una richiesta strana ad Alberto Stasi (lo riferirà lui a SIT), pochi giorni dopo il delitto. Durante una visita al cimitero, gli chiede di poter vedere un video intimo di sua sorella che era sul PC. Stasi asseconderà in qualche modo il fratello di Chiara, ma non darà seguito a quella strana richiesta. 




È interessante notare come Stasi non sia scandalizzato di fronte ad una richiesta del genere e chieda soltanto di togliere le parti più intime, confidando nelle buone capacità informatiche di Marco. Potrebbe semplicemente aver assecondato la strana richiesta, sapendo già di non darle seguito, conoscendo bene il soggetto in questione e le sue stranezze.
Oppure quella era una richiesta solita tra i ragazzi di Garlasco? 

Ovviamente ci si interroga sulla mancanza di empatia e di tatto del fratello e se non fosse divorato dai demoni della dipendenza, tanto da spingerlo a volere vedere il video della sorella. A meno che il video riguardasse qualcun'altro e Stasi non abbia voluto dirlo. In ogni caso se ha voluto riferirlo ai Carabinieri lo ritenevo un evento singolare.
Consideriamo anche che, mentre Marco e gli amici sono adolescenti tra i 18 e i 19 anni, Alberto e l'amico Panzarasa hanno 24 anni; sono alla fine del percorso universitario e quindi dovrebbero aver già sviluppato, e forse consolidato, la loro identità, anche sessuale.

Di tutti i ragazzi coinvolti, dato il largo consumo di pornografia, ci si chiede come potessero avere un rapporto armonioso e paritario con le ragazze, senza oggettivizzarle e sessualizzarle.
Erano in grado di avere una sana sessualità? 

Persone che guardano porno: perché?


La p°rn°dipendenza, se effettivamente riscontrabile, può avere tante cause:
- un atteggiamento curioso e incosciente oppure una ricerca smodata del piacere e del rischio;
- una compensazione del rapporto con una madre assente o troppo presente (come nel caso di interpretazioni psicanalitiche sul feticismo);
- l'aver subito abusi sessuali negli anni precedenti;
- l'essere stato esposto ad un certo interesse verso il sesso da parte degli adulti in età precoce, pur senza aver subito abusi.

La p°rn°grafia non è il movente del delitto, ma potrebbe essere uno dei motori. Ci sono persone facilmente ricattabili (come Alberto), dei ragazzi più giovani ossessionati dal p°rn° e ovvi sospetti che ci fosse una comunità adulta abusante.

Proprio a Garlasco, in quegli anni, ci sono due strani casi di pedofilia organizzata, una volta al traffico di esseri umani, l'altra volta proprio al commercio di materiale pedopornografico.
A cui si aggiungono casi isolati, ma significativi, come l'arresto di un giovane allenatore di calcio che molestava i suoi allievi, il racconto di Paola Cappa sugli abusi subiti da bambina da un vicino e l'arresto di un adulto, qualche anno dopo il delitto, per un episodio simile. 
Poi un paio di preti della zona allontanati e una psicosetta che agiva indisturbata da vent'anni, tra Novara, Cerano e Montù Beccaria, basata su riti diosiniaci e sessualità precoce. Nella psicosetta accadevano abusi su ragazze minorenni portate al guru da mamme, zie e nonne; eppure, nonostante diverse testimonianze, il processo non è riuscito a provare tutte le accuse. 

Per approfondire questi e altri casi di abusi su minori in quegli anni nella zona di Garlasco puoi leggere questo articolo


Il doppio suicidio dei VHS

Qualcuno fa poi notare che nel dicembre 2007, una decina di giorni prima di Natale, il paese ancora scosso dall'omicidio di Chiara, avviene uno strano doppio suicidio, le cui cause e modalità non sono mai state indagate. La proprietaria della videoteca di Garlasco e il suo compagno vengono trovati morti nel garage, uccisi dai gas di scarico. 
Come si sa, al tempo, le videoteche, come le edicole, guadagnavano, e molto, dai vizi delle persone: il reparto per adulti, nei piccoli paesi, spesso era fonte di entrate maggiori rispetto agli altri reparti e di traffici particolari, perché non tutto ciò che si noleggia o si vende è proprio lecito e magari qualcosa è autoprodotto.
Chissà se questo strano suicidio ha a che fare proprio con gli interessi e i traffici pornografici dei giovani garlaschesi...

Avvertenza: tutte le informazioni riportate sono rilevate da fonti aperte e pubbliche, come articoli giornalistici, profili social, intercettazioni.

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